Il calcio rotante ha colpito Chandler da qualche parte tra la tempia e l'orecchio, e il modo in cui le sue gambe si sono mosse diceva tutto ancor prima che toccasse il tappeto. Mauricio Ruffy non ha esitato: lo ha seguito a terra e ha ufficializzato la vittoria nel primo round. Interruzione netta. Nessuna controversia. Il pubblico della Casa Bianca ha avuto a malapena il tempo di realizzare l'accaduto.
Ruffy, 29 anni, si presentava come il grande favorito dell'evento UFC Freedom 250 e ha combattuto come uno che lo sapeva. Chandler ha cercato di trascinarlo a terra fin da subito, tentando takedown e spingendolo contro la gabbia, ma Ruffy ha resistito bene, costringendo Chandler ad abbandonare la strategia e a iniziare a scambiare colpi in piedi. Quella è stata l'occasione. Ruffy ha messo a segno diversi colpi, costringendo Chandler alla cautela, poi lo ha atterrato con un calcio rotante e ha concluso l'incontro a terra senza perdere un colpo. Un round. Finito.
I social media si sono mossi più velocemente della trasmissione televisiva. Prima ancora che la replica andasse in onda, le richieste si erano già accumulate: ritirati, per favore, basta, è ora. Non messaggi di rabbia, ma di stanchezza. C'è una differenza, e il tono della serata di domenica propendeva decisamente per quest'ultima.

Quattro sconfitte consecutive, e le perdite si fanno sempre più difficili da giustificare.
Torniamo all'UFC 281, nel novembre 2022. Dustin Poirier ha messo KO Chandler con una rear-naked choke in un incontro brutale e avvincente, una sconfitta che brucia ma non definisce una carriera. Ciò che è successo dopo, però, è ciò che definisce questo periodo. Chandler ha trascorso quasi due anni ai margini in attesa di un incontro con Conor McGregor che poi è saltato, e quando è tornato nell'Ottagono contro Charles Oliveira all'UFC 309, l'inattività si è fatta sentire in ogni scambio. Oliveira lo ha dominato a terra per cinque round, aggiudicandosi la vittoria per decisione unanime senza che la partita sembrasse mai particolarmente combattuta.
Poi arrivò Paddy Pimblett all'UFC 314 nell'aprile del 2025. Quell'incontro avrebbe dovuto dare a Chandler un'immagine stilisticamente più favorevole, un'opportunità per invertire la tendenza negativa contro un combattente che cerca i colpi e fa affidamento sulla resistenza. Invece, si concluse con un KO tecnico a terra: la terza sconfitta consecutiva, davvero spiacevole da sopportare. Ora, la vittoria di Ruffy al primo round porta a quattro le sconfitte consecutive e, a 40 anni, non c'è più modo di definire tutto questo come un semplice periodo difficile.
Ciò che distingue l'attuale serie di sconfitte dalla sconfitta contro Poirier non è solo il numero di incontri persi, ma la qualità delle prestazioni tra un match e l'altro. Chandler non è mai stato un combattente passivo. La sua identità si basava sulla pressione costante, sui colpi potenti e su una mascella d'acciaio che gli permetteva di sopravvivere a quegli scontri. Ora, però, è proprio la mascella d'acciaio ad essere diventata il problema. Gli avversari hanno capito che, se riescono a resistere all'assalto iniziale, Chandler è vulnerabile in modi che non lo erano cinque anni fa, e di conseguenza sono arrivati i KO.
La serata di Ruffy e perché la divisione dei pesi leggeri dovrebbe prestare attenzione
La discussione su Chandler dominerà la copertura post-incontro, il che è un po' ingiusto nei confronti di Ruffy, che ha appena compiuto un'impresa davvero difficile. Neutralizzare un lottatore del calibro di Chandler – tre volte campione Bellator, per anni tra i primi dieci pesi leggeri – richiede una vera e propria difesa, non solo qualche incertezza. Ruffy ci è riuscito. Poi lo ha messo KO con una mossa spettacolare che ha richiesto tempismo, potenza e la calma necessaria per chiudere l'incontro a terra al momento giusto.
Non si tratta di una vittoria fortunata. È il risultato di un combattente che si è presentato con un piano di gioco, lo ha eseguito nei punti cruciali e ha concluso l'incontro in modo pulito contro un avversario di alto livello. A 29 anni, con la categoria dei pesi leggeri in piena evoluzione sopra di lui, Ruffy si è appena reso protagonista di una discussione che finora non lo aveva pienamente incluso.
- Ruffy ha sconfitto Chandler per KO al primo round: un calcio rotante per mandarlo al tappeto e una serie di colpi a terra per finirlo, durante l'UFC Freedom 250 alla Casa Bianca.
- Quattro sconfitte consecutive per l'ex campione Bellator: sottomissione a Poirier all'UFC 281, decisione a favore di Oliveira all'UFC 309, KO tecnico contro Pimblett all'UFC 314, KO contro Ruffy domenica.
- La pausa di due anni tra l'incontro con Poirier e quello con Oliveira, trascorsa in attesa del match contro McGregor, pesa notevolmente sull'intera serie di sconfitte.
- Ruffy ha 29 anni e ha appena collezionato una vittoria abbastanza significativa da garantirgli un avversario tra i primi dieci nel prossimo ciclo.

Dove andranno entrambi i combattenti da qui in poi
Per Ruffy, il calcolo è semplice. Una vittoria al primo round contro un nome noto, anche un Chandler a fine carriera, fa la differenza. L'UFC tende a premiare i combattenti che chiudono e chiudono in modo pulito, e la top ten dei pesi leggeri è abbastanza dinamica in questo momento da permettere a una vittoria tempestiva come quella di domenica di accelerare considerevolmente la scalata in classifica. Un avversario tra l'ottava e la dodicesima posizione sarebbe la scelta più logica.
La situazione di Chandler è più difficile da delineare, e non solo per via della serie di sconfitte. L'UFC è stata paziente con lui: ha un nome noto, una solida base di fan e un curriculum che lo vede accettare incontri difficili senza lamentarsi. Ma quattro sconfitte consecutive, l'ultima al primo round contro un combattente di oltre dieci anni più giovane, rendono davvero difficile individuare un avversario nella categoria dei 155 kg che offra sia un livello di competizione equo che un contesto significativo. Se lo si fa scendere di categoria, le vittorie sembreranno prive di significato. Se lo si mantiene a questo livello, i risultati diventeranno prevedibili e deludenti.
Non è mai stato il tipo da riconoscere i propri limiti: questa sua testardaggine è parte di ciò che lo ha reso un personaggio imperdibile per così tanto tempo. Ma lo sport ha il potere di prendere decisioni al posto dei combattenti che non le prendono da soli, e domenica sera alla Casa Bianca è sembrato proprio che fosse lo sport a prendere una decisione.
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